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Tiziana Camerani

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La mia Alfonsina Storni. “¿Y tú?”

Pubblicato in: Inediti

Uno dei miei sogni editoriali proibiti è tradurre un’antologia di Alfonsina Storni, poetessa argentina (ticinese di nascita) del primo Novecento, morta suicida a Mar del Plata. Molti conoscono forse l’emozionante canzone di A. Ramírez e F. Luna, nata dall’ultima poesia di Alfonsina (Voy a dormir), “Alfonsina y el mar”. Indimenticabile l’interpretazione di Mercedes Sosa.

Riflettevo ieri su una riflessione di Walter Siti sul poco spazio che si dedica oggi alla poesia – elaboro: in un mondo che straborda di ansia comunicativa, manca il silenzio, luogo-madre della poesia.  Oggi allora (mercoledì, ma per me domenica) ho chiuso telefono, whatsapp, gmail e nel silenzio ho tradotto “Y tú?”, in una prima versione esplorativa. Non sono convinta di “levigato” ma confido in nuove idee al prossimo silenzio.

——-

E tu?

 

Sì, vivo, erro, mi muovo;

acqua che scorre e mulina, sento

la vertigine feroce del movimento,

l’odore della selva, a nuova terra approdo.

 

Sì, mi muovo, forse bramo

soli, aurore, tempesta e oblio:

e tu che fai, levigato e gramo?

Sei il sasso accanto al quale passo.

¿Y TÚ?

Sí, yo me muevo, vivo, me equivoco;
agua que corre y se entremezcla, siento
el vértigo feroz del movimiento:
huelo las selvas, tierra nueva toco.

Sí, yo me muevo, voy buscando acaso
soles, auroras, tempestad y olvido.
¿Qué haces allí misérrimo y pulido?
Eres la piedra a cuyo lado paso.